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martedì 10 settembre 2013

Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility. Estratto da una recensione storiografica

(c) 2009, The Geological Society, London 


ResearchBlogging.org Dopo Myth and Geology presentiamo oggi un secondo, corposo volume pubblicato per i tipi della Geological Society nel 2009 e intitolato Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility. Curato da Martina Kölbl-Ebert (Jura-Museum, Eichstätt), il testo ha una natura storiografica e biobibliografica, e verte in sostanza sul versante teologico e occidentale del rapporto religioso con la geologia e con il tempo profondo [1]. In particolare, il suo nodo focale è costituito dal confronto storiografico tra vari modelli che facevano riferimento al diluvio biblico (e lo fanno tuttora in campo creazionista) per spiegare tutti i fenomeni geologici, compresa la conservazione dei fossili di animali estinti e la datazione assoluta dell’età del pianeta, e l’accumulo di evidenze geologiche in senso contrario. Di conseguenza, la maggior parte dei contributi porta all’attenzione l’opera di studiosi o istituzioni in due direzioni opposte: lo sforzo per trovare un accordo tra fede religiosa e prove geologiche o l’esigenza di creare una disciplina completamente autonoma rispetto alle imposizioni dogmatiche. Data la quantità davvero eccezionale del materiale presentato, la ricchezza dei punti di vista presentati e della documentazione discussa, ci limiteremo a fornire una sommaria descrizione dei contenuti più strettamente legati ad argomenti biobibliografici paleontologici, rilevando dopo il breve elenco alcuni spunti ulteriori per lo studio dell’argomento.

G. Godard esamina il processo scientifico e comparativo che portò lo studioso provenzale Nicolas-Claude Fabri de Peiresc (1580-1637) a rifiutare l’interpretazione agostiniana, presente nel De civitate dei, dei resti fossili di proboscidati (spesso molari) come testimonianza dell’esistenza dei giganti citati nella Bibbia. Non si trattava di un’interpretazione nuova ma Peiresc, che era al corrente del processo di Galilei in Roma (con il quale era in corrispondenza), tenne per sé le sue conclusioni, pubblicate postume.

F. Luzzini tratta dell’interpretazione geologica dei fossili di Antonio Vallisneri (1661-1730), esposta nel suo De’ corpi marini (1721). Vallisneri spiegò la presenza dei fossili negli strati geologici delle regioni montane come risultato di molteplici sequenze di alluvioni ed emersioni, limitando l’intervento divino al singolo diluvio presentato nella Bibbia. Conscio di ciò, attuò un sistema di autocensura onde evitare problemi con l’autorità religiosa.

A. Candela spiega la situazione dello studio del vulcanismo in relazione all’orogenesi alpina e alla formazione delle rocce basaltiche (rocce effusive di origine vulcanica) nell’Italia della seconda metà del XVIII secolo. Il clima intellettuale mutò verso la fine del secolo, quando la diffusione di teorie diluvianiste ristabilì, con l’appoggio ecclesiastico, l’idea di un unico, grande diluvio coincidente con quello biblico.

M.J.S. Rudwick approfondisce il tema della dissociazione tra diluvio biblico e diluvio (o catastrofe) geologico nel corso del XIX secolo, soprattutto in relazione alle spiegazioni avanzate per chiarire le prove delle varie fasi della glaciazione pleistocenica e la presenza dei massi erratici in Europa.

P. Taquet illustra le vicende biobibliografiche di Georges Cuvier (1769-1832), tra i maggiori naturalisti dell’epoca e uno dei padri fondatori della moderna disciplina paleontologica. La sua educazione luterana (era nato a Montbéliard, all’epoca sito nel ducato di Württemberg), associata alla sua teoria del catastrofismo nella storia del pianeta (secondo la quale la Terra sarebbe stata scossa da brevi e intesi episodi catastrofici causa, tra le altre cose, delle estinzioni di forme animali note nella documentazione fossile e oggi estinte), permisero alla cultura generale dell’epoca di farne un rappresentante, per quanto sui generis, del diluvianismo biblico. L’analisi della corrispondenza inedita con Henry de la Fite, il traduttore inglese del geologo e meteorologo svizzero Jean-André de Luc (1727-1817), rivela invece che Cuvier prestò attenzione a non farsi coinvolgere nelle dispute religiose dell’epoca ed evitò scrupolosamente di esporsi più di quanto non fosse sostenibile sulla base dei documenti geologici e paleontologici noti.

M.B. Roberts analizza l’attività geologica di Adam Sedgwick (1785-1873), uno dei fondatori inglesi della disciplina (divenne professore a Cambridge, dove poté annoverare tra i discenti il giovane Darwin) e canonico anglicano della cattedrale di Norwich, attraverso l’analisi della sua corrispondenza.

G.K. Viohl racconta la vita di Franz X. Mayr (1887-1974), sacerdote cattolico e professore di storia naturale presso l’Università cattolica di Eichstätt. F. Mayr, ricordato in paleontologia soprattutto per l’acquisizione dello scheletro attribuito ad Archaeopteryx litographica, a favore del Jura-Museum di Eichstätt (reperto noto nella letteratura scientifica come JM 2257) [2], era un creazionista sui generis, per cui Dio sarebbe intervenuto nell’evoluzione almeno due volte: nella genesi della vita e nello sviluppo del genere umano.

S. Turner studia la vita del barone Friedrich von Hoyningen, meglio conosciuto come F. von Heune (1875-1969), tra i maggiori paleontologi del Novecento impegnati nel campo dei dinosauri, e uno dei più prolifici descrittori di reperti fossili avente all’attivo viaggi di studio in varie parti del mondo. Come accennò il paleontologo Edwin H. Colbert (1905-2001) in una sua nota opera storiografica, «in tutta la sua lunga vita von Heune fu fedele a un prepotente e sincero credo religioso, che permeava il suo modo di vedere il mondo, presente e futuro» [3]; a questo aspetto è dedicato il contributo di Turner, che mette in evidenza, per la prima volta, le pubblicazioni teologiche del paleontologo, l’eterodossia scientifica (non riusciva a concepire l’evoluzione biologica senza un continuo intervento divino: come segnala Turner, «lo studio della filogenetica era [per von Heune] lo studio del piano della creazione di Dio») [4], il disaccordo con il potere politico nella Germania nazista e, soprattutto, i contatti epistolari con Heber A. Longman, naturalista australiano.

H.S. Torrens narra delle vicende patite da James Buckman (1814-1884), che fu naturalista, geologo e botanico. In contatto epistolare con Darwin (il quale lo citò nella prima edizione dell’Origine delle specie), promosse una serie di esperimenti botanici volti ad indagare i presupposti biologici della selezione artificiale nelle piante attraverso incroci. La distruzione del suo orto botanico ad opera della direzione anglicana del Royal Agricultural College di Cirencester nel 1862 testimonia vividamente il conflitto tra i detentori religiosi della cultura professionale e l’emergere di una nuova professionalità scientifica e laica.

R.A. Peters passa in rassegna i vari creazionismi esistenti, e propone di includerli sotto l’etichetta di teodicea creazionista (theodicic creationism) perché, secondo l’autore, tutte le varie branche che compongono il vasto movimento cristiano legato al fondamentalismo letterale tenterebbero di riscrivere la storia naturale allo scopo di assolvere Dio dall’accusa (prettamente teologica) di aver creato un mondo carico di estinzioni, dolore o morte [5].

Come il precedente volume recensito, si tratta di un volume molto ben curato, essenziale per comprendere le complesse relazioni storiografiche tra religioni e storia naturale, e di prima importanza per affrontare in modo compiuto l’argomento. Purtroppo, la grande assente è proprio l’idea dell’evoluzione darwiniana, e pochissimo spazio è sostanzialmente riservato ai protagonisti di quella che Ernst Mayr ha definito come “prima rivoluzione darwiniana” i quali, lungi dal rappresentare un gruppo coeso, si differenziavano concettualmente in modo abbastanza marcato (anche per quanto riguarda il ruolo da affidare al quadro geologico e ad un ipotetico creatore) [6]. Considerato il tema trattato, un altro caso di sicuro interesse storiografico sarebbe stato senz’altro la figura del reverendo Edward Hitchcock (1793-1864), professore di teologia naturale e di geologia presso l’Amherst College (Massachussetts), ritenuto uno dei pionieri della paleoicnologia dei dinosauri [7].

[Estratto e modificato dall'art. dell'autore intitolato Tempi profondi. Geomitologia, storia della natura e studio della religione, in SMSR 79 (1/2013) 152-214]

[1] La stessa storia dell’editore è significativa per la comprensione della storia della geologia moderna tout court: la Geological Society di Londra, fondata nel 1807, è difatti la più antica istituzione al mondo dedicata allo studio scientifico della geologia (cfr. G.L. Herries Davies, Whatever Is under the Earth: The Geological Society of London, 1807 to 2007, Geological Society, London 2007). Non è questo invece il luogo ove ricordare la sterminata bibliografia specialistica sul complesso rapporto tra teologia cristiana e geologia in epoca moderna. Il lettore interessato troverà in Geology and Religion materiale e bibliografie sufficienti.

[2] F.X. Mayr, Ein neuer Archaeopteryx-Fund, in «Paläontologische Zeitschrift» 47 (1973), pp. 17-24; P. Wellnhofer, Das fünfte Skelettexemplar von Archaeopteryx, in «Palaeontographica» A147, 4-6 (1974), pp. 169-216.

[3] E.H. Colbert, Cacciatori di dinosauri, trad. di S. Nosotti, Einaudi, Torino 1993, p. 111 (ed. or. Men and Dinosaurs: The Search in Field and Laboratory, E.P. Dutton & Co., New York 19681; The Great Dinosaur Hunters and Their Discoveries, Dover, New York 19842).

[4] S. Turner, Reverent and Exemplary: ‘Dinosaur Man’ Friedrich von Huene (187-1969), in Kölbl-Ebert (ed.), Geology and Religion, cit., pp. 223-243: 232.

[5] Rimanendo nell’ambito culturale cristiano, notiamo brevemente che la teodicea dei disastri naturali (intesi come punizione divina) svolge ancora un ruolo peculiare nella comprensione e nella giustificazione degli stessi (come dimostrato anche da recenti e offensivi fatti di cronaca); per una prospettiva storiografica cfr. ad es. D.K. Chester - A.M. Duncan, Responding to Disasters Within the Christian Tradition, With Reference to Volcanic Eruptions and Earthquakes, in «Religion» 40,2 (April 2010), pp. 85-95 (il num. cit. della rivista è interamente dedicato al rapporto tra disastri naturali e religioni; cfr. J.C. Gaillard - P. Texier, Religions, Natural Hazards, and Disasters: An Introduction, in ibi, pp. 81-84). Per le ricadute potenzialmente negative di tale opinione in campo politico-sociale cfr. T. Pievani, La fine del mondo. Guida per apocalittici perplessi, il Mulino, Bologna 2012, in part. pp. 49-50.

[6] E. Mayr, Un lungo ragionamento. Genesi e sviluppo del pensiero darwiniano, Bollati Boringhieri, Torino 1994, pp. 24-38 (ed. or. One Long Argument: Charles Darwin and the Genesis of Modern Evolutionary Thought, Harvard University Press, Cambridge, MA - London 1991).

[7] Sulla figura di Hitchcock cfr. R.T. Steinbock, Ichnology of the Connecticut Valley: A Vignette of American Science in the Early Nineteenth Century, in D.D. Gillette - M.G. Lockley (eds.), Dinosaur Tracks and Traces, Cambridge University Press, Cambridge - New York 1989, pp. 27-32; R.T. Bakker, Dinosaurs Acting Like Birds, and Vice Versa – An Homage to the Reverend Edward Hitchcock, First Director of the Massachusetts Geological Survey, in P.J. Currie et al. (eds.), Feathered Dragons: Studies on the Transition from Dinosaurs to Birds, Indiana University Press, Bloomington 2004, pp. 1-11; J.D. Archibald, Edward Hitchcock’s Pre-Darwinian (1840) “Tree of Life”, in «Journal of the History of Biology» 42 (2009), pp. 561-592.

Artt. citt. e indicizzati in Research Blogging:

Godard, Gaston. (2009). The fossil proboscideans of Utica (Tunisia), a key to the ‘giant’ controversy, from Saint Augustine (424) to Peiresc (1632). Kölbl-Ebert, M. (ed.). Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility (Geological Society Special Publication). London: The Geological Society. (310), 67-76 DOI: 10.1144/SP310.8 Luzzini, Francesco (2009). Flood conceptions in Vallisneri's thought. Kölbl-Ebert, M. (ed.). Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility (Geological Society Special Publication). London: The Geological Society., 310, 77-81 DOI: 10.1144/SP310.9 Candela, Andrea. (2009). On the Earth's Revolutions: floods and extinct volcanoes in northern Italy at the end of the eighteenth century. Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility (Geological Society Special Publication). London: The Geological Society, 310, 89-93 DOI: 10.1144/SP310.11 Rudwick, Martin J.S. (2009). Biblical Flood and geological deluge: the amicable dissociation of geology and Genesis. Kölbl-Ebert, M. (ed.). Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility (Geological Society Special Publication). London: The Geological Society, 310, 67-76 DOI: 10.1144/SP310.13 Taquet, Philippe (2009). Cuvier's attitude toward creation and the biblical Flood. Kölbl-Ebert, M. (ed.). Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility (Geological Society Special Publication). London: The Geological Society, 310, 127-134 DOI: 10.1144/SP310.15 Roberts, Michael B. (2009). Adam Sedgwick (1785–1873): geologist and evangelical. Kölbl-Ebert, M. (ed.). Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility (Geological Society Special Publication). London: The Geological Society, 310, 155-170 DOI: 10.1144/SP310.18 Viohl, Günter K. (2009). Franz X. Mayr, the spiritual father of the Jura-Museum. Kölbl-Ebert, M. (ed.). Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility (Geological Society Special Publication). London: The Geological Society., 310, 211-215 DOI: 10.1144/SP310.21 Turner, Susan. (2009). Reverent and exemplary: ‘dinosaur man’ Friedrich von Huene (1875–1969). Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility (Geological Society Special Publication). London: The Geological Society, 310, 223-243 DOI: 10.1144/SP310.23 Torrens, H.S. (2009). James Buckman (1814–1884): the scientific career of an English Darwinian thwarted by religious prejudice. Kölbl-Ebert, M. (ed.). Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility (Geological Society Special Publication). London: The Geological Society. , 310, 245-258 DOI: 10.1144/SP310.24 Peters, Richard A. (2009). Theodicic creationism: its membership and motivations. Kölbl-Ebert, M. (ed.). Geology and Religion: A History of Harmony and Hostility (Geological Society Special Publication). London: The Geological Society, 310, 317-328 DOI: 10.1144/SP310.30

venerdì 16 agosto 2013

Che cos'è la geomitologia? Breve storia bibliografica di una disciplina al femminile

Come ha scritto Paolo Rossi (1923-2012), «La natura stessa ha una storia e le “conchiglie” sono alcuni fra i documenti di questa storia» [1]. Immagine: Becks, da Wikipedia.
«Sebbene afflitta durante tutta la sua carriera da reumatismo cardiaco, Helen [Duncan] intraprese un'esplorazione sulle [Montagne] Rocciose e nel Bacino Grande, e avendo trovato (quando si sedette per fare una pausa che era per lei assolutamente indispensabile) dei fossili diagnostici in una formazione fino ad allora considerata priva di fossili, dimostrò senza alcun dubbio quanto folle sia mettere fretta a un paleontologo» [2].
ResearchBlogging.org
Il caso appena ricordato della geologa Helen Duncan (1910-1971) è stato recuperato nel 2009 da Pieranna Garavaso per introdurre i problemi di genere implicitamente o esplicitamente causati dalla limitata partecipazione femminile alle ricerca scientifica del Novecento. Duncan, ad esempio, era riuscita a «fare scoperte là dove altri non hanno visto nulla» [3]. In quale modo? Individuando un pattern scientificamente rilevante là dove gli altri studiosi non avevano rilevato nulla, ribaltando (faticosamente, dato il ritmo del fieldwork) la marginalità epistemica cui glass ceiling e androcentrismo avevano relegato le studiose. Senza entrare nel merito delle argomentazioni offerte da Garavaso, il quadro generale illumina, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sia stato dannoso e limitante per la conoscenza scientifica, nonché per le carriere individuali e per la società intera, l'esclusivo sistema di controllo accademico-epistemologico modellato dalla competizione maschile (escludendo la partecipazione femminile) e limitato dalla scarsa propensione all'interdisciplinarità. Un esempio forse ancora più significativo viene fornito dalla storia della disciplina nota come geomitologia, ossia lo studio delle conoscenze geologiche presenti nelle tradizioni orali, classiche e folkloriche.


Ora, per rispondere alla domanda che assolve alla funzione di titolo del post è necessario innanzitutto sgombrare il campo dagli equivoci: "che cosa non è la geomitologia" diventa il primo argomento da chiarire. Questa disciplina, infatti, non deve essere confusa con l’uso indipendente e prettamente geografico di questa etichetta per indicare contenuti mitici storicamente falsi o scientificamente falsificati ossia, nelle parole dello scrittore e studioso di letteratura fantastica Lyon Sprague de Camp (1907-2000),
«[…] le deliberate millanterie e menzogne degli eroi al ritorno dai viaggi d’esplorazione, le leggende orripilanti diffuse allo scopo di aumentare il valore delle mercanzie, le difficoltà di descrizione e traduzione, tutto ciò contribuì, nel corso dei secoli, a dare vita a una serie di mondi semi-mitici, situati nelle terre incognite che s’estendevano al di là dell’orizzonte, in una fascia che circondava il mondo conosciuto» [4].
La branca disciplinare che qui ci interessa viene invece anticipata in modo discontinuo da alcune felici intuizioni già tra fine Ottocento e primo Novecento [5], ma nasce ufficialmente solo alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Tornata in auge in tempi recenti, la geomitologia sta vivendo oggi il periodo di sua massima affermazione interdisciplinare. Un riepilogo da un punto di vista biobibliografico può forse contribuire a chiarire ambiti di indagine e prodotti della ricerca geomitologica.
Due personalità sono fondamentali nella storia della disciplina. La più importante è senza dubbio la geologa Dorothy Vitaliano (1916-2008), che rende pubblica la sua idea per la nuova disciplina durante un convegno di geologia tenuto presso la Indiana University l’otto maggio del 1967 (il testo viene pubblicato in forma riveduta l’anno successivo). Il termine indica l’applicazione in campo geologico dell’evemerismo allo scopo di identificare i reali eventi geologici alla base di determinati miti o leggende a prescindere dalla loro origine (sia essa moderna, folklorica, storico-mitologica, religiosa, ecc.) [6]. Nel 1973 Vitaliano pubblica il libro Legends of the Earth: Their Geologic Origins che sancisce la nascita ufficiale del nuovo indirizzo di studio. La geomitologia si inserisce quindi in una serie di materie prettamente interdisciplinari, tra cui geochimica, geofisica, geomorfologia, geoidrologia, geocronologia e geopolitica,
«coinvolge[ndo] geologia, storia, archeologia e folklore – in altre parole le scienze naturali, le scienze sociali e le discipline umanistiche. Perciò la geomitologia rappresenta senza dubbio la scienza della Terra maggiormente interdisciplinare tra tutte quelle elencate» [7].
Per una trentina d’anni il discorso accademico intorno alla geomitologia non registra contributi significativi, forse anche a causa del potenziale fraintendimento che si celerebbe nei temi trattati inizialmente dalla disciplina, considerati meramente letterari o addirittura esotericamente pseudoreligiosi, come l’identificazione di Atlantide nel Mar Egeo in connessione con un’eruzione vulcanica avvenuta a Santorini durante l’età del bronzo [8].

Il rilancio della disciplina avviene nel 2000 ad opera della classicista, foklorista e storica della scienza Adrienne Mayor (Stanford University) che con il suo The First Fossil Hunters: Paleontology in Greek and Roman Times corona un lavoro cominciato all’inizio degli anni Novanta. Rispetto all’originaria proposta di Vitaliano, maggiormente incentrata sugli eventi geologici e sui disastri naturali, il testo di Mayor sposta l’accento sui resti fossili e sulle dinamiche interpretative che hanno portato la cultura greco-romana e altre civiltà del mondo antico (figurano nel testo citato quella scitica e quella indiana) ad una comprensione del tempo profondo, all’interpretazione e ricostruzione dei resti fossili e ai processi geologici che hanno permesso la conservazione dei reperti [9]. Cinque anni più tardi Mayor dà alle stampe un volume volto allo studio dei sistemi di comprensione prescientifica della storia naturale nel mondo culturale nativo americano, e all’esame del ruolo e dell’uso dei fossili nelle cosmologie e nelle pratiche rituali delle religioni native del continente americano [10]. Nello stesso anno la studiosa sintetizza così l’ambito di studio della disciplina: la geomitologia è
«lo studio delle tradizioni orali eziologiche create dalle culture pre-scientifiche per spiegare – in metafore poetiche e attraverso il linguaggio immaginifico della mitologia – fenomeni geologici quali vulcani, terremoti, esondazioni, fossili e altre caratteristiche naturali dell’ambiente» [11]. 
Autrice di moltissimi articoli sull’argomento, Mayor ha dimostrato efficacemente come la figura mitologica del grifone fosse modellata sui resti fossili del dinosauro Protoceratops andrewsi, assai comuni nel territorio centro-asiatico [12], ha riproposto interpretazioni geomitologiche (ossia, basate sull’interpretazione di fossili) per i giganti dell’antichità classica e per le faune descritte nelle mitologie antiche [13], si è occupata del folklore religioso sorto intorno alle icnofaune fossili (le impronte fossili di animali estinti)  [14], ha stilato repertori ed analisi delle informazioni codificate nella religione e nel folklore locale nella civiltà classica greco-romana [15], e ha esaminato la radicale cancellazione delle conoscenze geologiche e paleontologiche dei Nativi americani da parte dei coloni europei, in un’epoca durante la quale gli stessi europei mettevano in dubbio con maggiore frequenza le spiegazioni naturalistiche bibliche (e con altrettanta forza uguale e contraria tentavano di mantenere lo status quo della teologia naturale) [16]. Un altro aspetto che Mayor ha indagato è legato all’uso delle conoscenze prescientifiche a scopi mantici o bellici nel mondo antico e moderno [17], filone nel quale può trovare posto l’ultima ricerca su Mitridate Eupatore, intitolata Il re veleno, che rappresenta anche il suo debutto nel panorama editoriale italiano [18].

Nel 2011 la stessa Mayor ha fornito una eccellente disamina aggiornata della ricerca in campo geomitologico nel decennio 2000-2010, proponendo una rassegna ragionata nella prefazione della nuova edizione di The First Fossil Hunters [19]. Nel primo decennio del nuovo millennio vedono la luce molti interessanti studi che contribuiscono ad allargare la gamma di possibilità offerte dalla disciplina. Tra questi ci limitiamo a ricordare alcuni risultati particolarmente rilevanti. Andrea Baucon ha illuminato la nascita del pensiero occidentale moderno in merito al rapporto tra tempo profondo e fossili, occupandosi di Ulisse Aldrovandi e Leonardo da Vinci, precursori del pensiero paleontologico e acuti interpreti della nascente icnologia, ossia lo studio delle tracce fossili lasciate da organismi viventi o estinti [20]. Alexandra van der Geer e Michael Dermitzakis hanno delineato una sintetica storia dell’uso dei fossili nelle culture folkloriche e religiose a scopi medico-curativi (un tema che già Mayor aveva tracciato nel suo Fossil Legends of the First American); gli stessi autori, insieme a John de Vos, hanno dimostrato che le guerre epiche narrate nel poema indiano Mahâbhârata hanno probabilmente avuto origine dall'osservazione dei sedimenti plio-pleistocenici della catena montuosa sub-himalayana del Siwalik, ricchissimi di fossili di mammiferi e di manufatti umani provenienti da livelli più recenti [21]. Un gruppo di ricerca, che contava tra i membri Mayor, ha recentemente illustrato la storia dettagliata del folklore cinese, talvolta ancora vivo al giorno d’oggi, sorto intorno alle impronte fossili di dinosauri [22]. Ancora, un interessante volume italiano nel quale una leggenda medievale trentina relativa alla presenza di un basilisco viene legata alla probabile interpretazione folklorica locale delle impronte di dinosauri e arcosauri triassici [23]. Da ultimo, segnaliamo la recente e imponente "storia delle idee nell'icnologia" condotta un team internazionale, tra le cui file si annovera la presenza di Andrea Baucon e di Adrienne Mayor, pubblicata nel 2012 [24].

[1]  Paolo Rossi, I segni del tempo. Storia della Terra e storia delle nazioni da Hooke a Vico, Feltrinelli, Milano 2003, p. 23 (1979 1a ed.).
[2] R.H. Fowler e J.M. Beardan, Memorial to Helen Duncan 1910-1971, GSA Memorials, 5 , 1977, cit. in M.W. Rossiter, Women Scientists in America: Before Affirmative Action 1940-1972, John Hopkins University Press, Baltimore 1995, p. 491 nota n. 36 (trad. da Pieranna Garavaso, Scienza, in Nicla Vassallo, Donna m'apparve, Codice edizioni, Torino 2009, pp. 117-130; p. 127)
[3] P. Garavaso, Scienza, cit., p. 127.
[4] Cfr. L. Sprague de Camp, Geomythology, in «Nature» 362, 6421 (15 April 1993), pp. 665-666, ove si fa riferimento a Id. - W. Ley, Le terre leggendarie, Bompiani, Milano 1962 (ed. or. Lands Beyond, Rinehart & Company, New York 1954), da cui la cit. (ivi, p. 7).
[5] Cfr. ad es. B. Kendall Emerson, Geological Myths, in «Science» 4,89 (September, 11, 1896), pp. 328-344; E.M. Kindle, American Indian Fossil Discoveries of Vertebrate Fossils, in «Journal of Paleontology» 9,5 (1935), pp. 449-452. Per approfondimenti storiografici cfr. Mayor, The First Fossil Hunters: Paleontology in Greek and Roman Times, Princeton University Press, Princeton - Oxford 2000; Ead., Fossil Legends of the First Americans, Princeton University Press, Princeton - Oxford 2005.
[6] D. Vitaliano, Geomythology: The Impact of Geologic Events on History and Legend, With Special Reference To Atlantis, in «Journal of the Folklore Institute (Indiana University)» 5 (1968), pp. 5-30.
[7] Ead., Legends of the Earth: Their Geologic Origins, Indiana University Press,Bloomington - London, 1973, p. 3.
[8] C. Clendenon, Hydromythology and the Ancient Greek World: An Earth Science Perspective Emphasizing Karst Hydrology, Fineline Science Press, Lansing 2009, p. 7.
[9] Mayor, The First Fossil Hunters, cit.
[10] Ead., Fossil Legends of the First Americans, cit.
[11] Ead., Geomythology, in R.C. Selley - L.R.M. Cocks - I.R. Plimer (eds.), Encyclopedia of Geology, vol. III, Elsevier Academic Press, Oxford 2005, pp. 96-100: 96.
[12] Ead., Griffin Bones: Ancient Folklore and Paleontology, in «Cryptozoology» 10 (1991), pp. 16-41; Ead. - M. Heaney, Griffins and Arimaspeans, in «Folklore» 104, 1-2 (1993), pp. 40-66. Uno dei primi resoconti della proposta di Mayor nell’ambito storico-religioso e antropologico italiano è reperibile in C. Deaglio, Considerazioni su alcune raffigurazioni di animali presso antiche civiltà: realtà o fantasia?, in A. Bongioanni - E. Comba (eds.), Bestie o dei? L’animale nel simbolismo religioso, Ananke, Torino 1996, pp. 201-215.
[13] Cfr. ad es., oltre ai suoi due volumi dedicati all’argomento, A. Mayor, The ‘Monster of Troy’ Vase: The Earliest Artistic Record of a Vertebrate Fossil Discovery?, in «Oxford Journal of Archaeology» 19 (2000), pp. 57-63.
[14] A. Mayor. - W.A.S. Sarjeant, The Folklore of Footprints in Stone: From Classical Antiquity to Present, in «Ichnos» 8,2 (2001), pp. 143-163.
[15] A. Mayor, Bibliography of Classical Folklore Scholarship: Myths, Legends, and Popular Beliefs of Ancient Greece and Rome, in «Folklore» 111 (2000), pp. 123-183; Ead. - N. Solounias, Ancient References to the Fossils in the Land of Pythagoras, in «Earth Sciences History» 23,2 (2004), pp. 183-196.
[16] Ead., Suppression of Indigenous Fossil Knowledge: From Claverack, New York, 1705, to Agate Springs, Nebraska, 2005, in R.R. Proctor - L. Schiebinger (eds.), Agnotology: The Making and Unmaking of Ignorance, Stanford University Press, Stanford 2008, pp. 163-182.
[17] Ead., Mad Honey!, in «Archaeology» (November-December 1995), pp. 32-40; Ead., The Nessus Shirt in the New World: Smallpox Blankets in History and Legend, in «The Journal of American Folklore» 108, 427 (1995), pp. 54-77; M. Maskiell - A. Mayor, Killer Khilats, Part 1: Legends of Poisoned Robes of Honour in India, in «Folklore» 112 (2001), pp. 23-45; Eaed., Killer Khilats, Part 2: Imperial Collecting of Poison Dress Legends in India, in «Folklore» 112 (2001), pp. 163-182; Eaed., Early Modern Legends of Poison Khil’ats in India, in S. Gordon (ed.), Robes of Honour: Khil’at in Pre-Colonial and Colonial India, Oxford University Press, New Delhi-Oxford-New York 2003, pp. 95-124; A. Mayor, Ancient Warfare and Toxicology, in P. Wexler (ed.), Encyclopedia of Toxicology, Elsevier, Oxford, 20052, pp. 117-121; Ead., Greek Fire, Poison Arrows & Scorpion Bombs: Biological and Chemical Warfare in the Ancient World, Overlook Press, New York 2008 (2003, 1a ed.).
[18] Ead., Il re veleno. Vita e leggenda di Mitridate, acerrimo nemico di Roma, Einaudi, Torino 2010 (ed. or. The Poison King: The Life and Legend of Mithradates the Great, Rome’s Deadliest Enemy, Princeton University Press, Princeton-Oxford 2010).
[19] Ead., The First Fossil Hunters: Dinosaurs, Mammoths, and Myth in Greek and Roman Times. With a New Introduction by the Author, Princeton University Press, Princeton - Oxford 20112. Cfr. in part. Introduction to the 2011 Edition, pp. XIII-XXIII.
[20] A. Baucon, Italy, the Cradle of Ichnology: The Legacy of Aldrovandi and Leonardo, in «Studi Trentini di Scienze Naturali. Acta Geologica» 83 (2008), pp. 15-29; Id., Ulisse Aldrovandi (1522-1605): The Study of Trace Fossils During the Renaissance, in «Ichnos» 16 (2009), pp. 245-256; Id., Leonardo da Vinci, the Founding Father of Ichnology, in «Palaios» 25 (2010), pp. 361-367.
[21] A. van der Geer - M. Dermitzakis, Fossil Medicines From “Snake Eggs” to “Saint’s Bones”; An Overview, in «Calicut Medical Journal» 6,1 (2008), e8. A. van der Geer - M. Dermitzakis - J. De Vos. Fossil Folklore from India: The Siwalik Hills and the Mahâbhârata, in «Folklore» 119,1 (2008), pp. 71-92.
[22] L. Xing et al., The Folklore of Dinosaur Trackways in China: Impact on Paleontology, in «Ichnos» 18,4 (2011), pp. 213-220.
[23] M. Avanzini et al., Le orme dei dinosauri del Castello di San Gottardo a Mezzocorona con cenni alla storia del castello (Collana «La vicinia», 7), Comune di Mezzocorona - Museo Tridentino di Scienze Naturali, Mori 2010.
[24] A. Baucon et al., A History of Ideas in Ichnology, in Knaust, D. & R.G. Bromle (2012). Trace Fossils as Indicators of Sedimentary Environments, Elsevier, Amsterdam-London, pp. 3-43.

[Estratto e modificato dall'art. dell'autore intitolato Tempi profondi. Geomitologia, storia della natura e studio della religione, in SMSR 79 (1/2013) 152-214; ulteriormente modificato il 18 novembre 2014]



Artt. indicizzati in Research Blogging:
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