giovedì 26 marzo 2015

Repost 2010: The Great Dinosaur Discoveries & Tetrapod Zoology: Book One (Darren Naish)

Uno dei primissimi blog scientifici cui mi affezionai fin dai primi istanti fu Tetrapod Zoology di Darren Naish. Ora vicino al decimo anniversario dalla fondazione (2006), Tet Zoo, come è noto nella folta schiera di lettori e aficionados del blog, è stato una delle spinte iniziali ad avviarmi verso la creazione del mio primo blog, Geomythologica.
Oggi, dall'archivio del mio defunto blog, recupero, sintetizzo e aggiorno con il dovuto senno di poi due recensioni datate 2009/2010 e dedicate a due bei volumi scritti da Naish, The Great Dinosaur Discoveries (2009) & Tetrapod Zoology: Book One (2010).
Qui e qui, se vi va, potete trovare i commenti di Naish alle mie recensioni originali.
Buona lettura!
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Naish, Darren (2009). The Great Dinosaur Discoveries. London: A&C Black Publishers. Bideford: CFZ Press. 192 pp. ISBN: 978-1-4081-1906-8.
The Great Dinosaur Discoveries è un volume divulgativo sulla storia della paleontologia dei dinosauri scritto dal paleontologo Darren Naish e pubblicato nel 2009. Il titolo si rifà allo storico testo del paleontologo Edwin "Ned" Colbert (1905-2001) intitolato The Great Dinosaur Hunters and Their Discoveries, e tradotto in italiano da Feltrinelli nel 1993 come Cacciatori di dinosauri.

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Naish, il cui blog Tetrapod Zoology è attualmente ospitato sul sito di Scientific American, sottolinea fin dalle primissime pagine che, a differenza di altri libri divulgativi, The Great Dinosaur Discoveries è incentrato sulla storia dei cambiamenti disciplinari e paleoartistici che hanno interessato l'evoluzione e l'aspetto dei dinosauri,  nonché sulle importanti scoperte hanno reso possibile ripensare di volta in volta lo status quo. L'organizzazione del testo riflette questa impostazione: ogni taxon storiograficamente significativo viene ampiamente trattato in una doppia pagina illustrata. La scansione delle scoperte segue l'ordine cronologico della moderna scienza paleontologica, partendo dal Megalosaurus del reverendo prof. William Buckland (1824), per arrivare alla descrizione di Eotriceratops xerinsularis avvenuta nel 2007.

Dopo una breve introduzione, che riassume in pillole i rudimenti della scienza paleontologica, i capitoli sono suddivisi nelle seguenti sezioni cronologiche:
  • Pioneering Dinosaur Discoveries [XIX secolo];
  • The Great Dinosaur Rush [primi scorci del XX secolo]
  • The Dinosaur Renaissance [1960-1989],
  • Feathers and Fur: A New Diversity [gli anni '90]
  • 21st-century Dinosaurs [2000-2007].
Completano il testo un glossario e una lista (non completa) dei protagonisti più importanti ricordati nel corso del testo.

Al di là della ricchezza delle illustrazioni paleoartistiche, il pregio principale è proprio il punto di vista storico e sociologico. Sotto questo aspetto il testo di Naish è uno dei tanti esempi di un nuovo corso di divulgazione paleontologica, attenta all’attualità ma nel contempo orientata a contestualizzare storiograficamente e kuhnianamente il pensiero dei predecessori. Il testo è impostato con grande cura, scorrevole e sintetico ove necessario, denso di aneddoti e di importanti notizie spesso tralasciate in altri volumi divulgativi. Lo stesso Naish ha scritto:
"Quando ho trattato soggetti 'familiari', ho cercato di includere quanto più materiale inconsueto fosse possibile: ad esempio, la sezione sulla scoperta dell'Iguanodon comprende dati virtualmente sconosciuti in merito al notevole contributo di William Bensted sul ‘Mantel piece’ [un importante reperto fossile noto come ‘Maidstone specimen’ e catalogato come NHMUK 3741], mentre il paragrafo dedicato alla pubblicazione di Ankylosaurus da parte di Barnum Brown ricorda come
Brown fece uso dello scheletro di Stegosaurus per colmare le lacune nella sua ricostruzione." [fonte]
La prima parte, almeno fino ai taxa del Novecento, è probabilmente la più ricca, la più completa e la più interessante. Da scaltro conoscitore della letteratura scientifica d’epoca, Naish non avrebbe potuto rendere più interessante ed appagante la lettura di questa sezione. Le informazioni sono dettagliate e il taglio diacronico, per cui ogni taxon viene descritto nelle sue successive ipostasi e ricostruzioni scientifiche a seconda del periodo e delle nuove scoperte fossili, è  accattivante. Purtroppo in questo modo viene talvolta a delinearsi una sorta di confusione descrittiva: vengono accennati nuovi modelli e nuove ricostruzioni senza che queste vengano mostrate (come capita, ad esempio, allo Stegosaurus armatus di pp. 44-45).

La seconda parte sconta l'avvicinamento fisiologico all'attualità, rendendo meno vivace la lettura storiografica. Naish evita però il pedante elenco descrittivo grazie all’abbondanza di particolari (all’epoca) ancora poco noto o del tutto inediti in merito alle scoperte più recenti.

Dal punto di vista illustrativo e anatomico, a fianco di illustrazioni eccellenti e di qualità elevata (Julius Csotonyi, Luis Rey, Davide Bonadonna, Todd Marshall) troviamo qualche illustrazione datata (Steve Kirk), e altre scientificamente errate che stonano con l’eccellente e aggiornato lavoro di ricerca storiografico-sociologica effettuato da Naish (ad esempio, teropodi maniraptori con pronazione delle mani errata, con i palmi rivolti ventralmente invece che medialmente, teropodi piumati in modalità poco realistiche e ancore rettiliane, un cranio allosauroide di Cryolophosaurus ellioti invece che dilofosauride, ecc.). A causa dei limiti di budget, che hanno pesato anche sull'esclusione di un numero significativo di materiale, si è reso necessario recuperare vecchie illustrazioni di Kirk e, nonostante alcuni errori anatomici, i problemi sono stati contenuti attraverso un aggiornamento digitale del materiale (ad esempio, un datato Velociraptor è stato ricoperto di piume ex novo, un Chasmosaurus è stato corretto e modificato come Agujaceratops, ecc.).

Inoltre, pesano sul libro alcuni tagli editoriali imposti sul materiale originario. Come ha commentato Naish sul suo blog a pubblicazione avvenuta:
"[...] uno dei miei rimpianti maggiori è che - per le solite ragioni di spazio e tempo (sempre un problema quando si scrive un libro) - il testo esclude menzioni sostanziali di parecchie figure storiche di primo piano e delle loro scoperte. In alcuni casi ciò è accaduto perché non c'era spazio, ma in altri perché i cambiamenti effettuati sull'indice del volume ci avrebbero portato a scartare alcune sezioni la cui inclusione era già stata pianificata. Una sezione su Richard Markgraf e Ernst Stromer von Reichenbach, e la scoperta di Spinosaurus e degli altri dinosauri cretacei provenienti da El-Bahariya in Egitto [...], è andata perduta per quest'ultima ragione (oggi sopravvive solo come paragrafo a p. 55), e un'altra sezione su Louis Dollo e i famosi esemplari di Iguanodon da Bernissart è andata incontro al medesimo destino. Scipionyx ha perso l'occasione di essere incluso per ragioni di spazio e io sono dispiaciuto di non esser riuscito ad ottenere alcuna immagine dello splendido esemplare dell'Euoplocephalus (= Scolosaurus) di Cutler." [fonte]
Nonostante queste riserve, si tratta in definitiva di un testo affascinante che merita più di una lettura, da consigliare senza indugi ai lettori interessati di qualunque età. Michael J. Ryan, paleontologo e blogger su Paleoblog, ha scritto a proposito che il libro di Naish
"[...] è concepito per chiunque sia interessato ai dinosauri, ma probabilmente verrà prediletto soprattutto dai lettori in età pre-adolescenziale che non hanno ancora avuto modo di divorare i testi più accademici sui dinosauri. È il volume perfetto da raccomandare a chi sta cercando un libro di taglio generale sui dinosauri per i suoi figli. Mi immagino già prendere questo libro dallo scaffale nel caso debba controllare rapidamente un'informazione o per cercare un'immagine per una relazione." [fonte]
Sottolineando il giudizio di Ryan, non mi resta che consigliare questo volume a tutti coloro interessati non solo per soddisfare le vivaci curiosità intellettuali sui preistorici "rettili terribili", ma anche per rispolverare le vicende dei protagonisti storici che tra le rocce e le biblioteche, sui tavoli da dissezione anatomica e negli zoo, dietro casa, o in giro per il globo, hanno ricostruito con tenacia, tassello per tassello, il puzzle della grande storia del nostro pianeta.

Anche le piccole storie umane dietro alla grande storia profonda del nostro pianeta, siano esse le diatribe sul cranio del sauropode Camarasaurus montato sullo scheletro di "Brontosaurus"/Apatosaurus, oppure le avventurose peripezie da spy story del paleontologo Friedrich von Nopcsa (1877-1933) che volle farsi re di Albania nel periodo interbellico, possono contribuire a sensibilizzare i lettori nei confronti dell’importanza della paleontologia come scienza storica, che come le altre imprese scientifiche è un processo collettivo, transgenerazionale, progressivo, talvolta fallace, ma sempre capace di imparare dai propri errori e di ripartire, fatto di paziente accumulo di prove, test di falsificazione e verifiche. Senza però mai perdere il gusto per uno storytelling avvincente. Come ha sintetizzato Alan H. Turner nella sua recensione accademica,
"Si tratta di una delle enciclopedie sui dinosauri meglio illustrate e più ricche di informazioni disponibili oggi. Con uno stile di scrittura chiaro e un'attenzione particolare rivolta alle persone e ai luoghi che hanno modellato la nostra comprensione dell'evoluzione dei dinosauri, [The Great Dinosaur Discoveries] è un libro lodevole rivolto a chiunque sia interessato ai dinosauri e alla storia naturale" (Turner 2010: 347).
Naish, Darren (2010). Tetrapod Zoology: Book One. Bideford: CFZ Press. 316 pp. ISBN-10: 190572361X. ISBN-13: 978-1905723614.
Copertina di C. M. Köseman ©CFZ, 2010. Tutti gli animali ritratti figurano nei capitoli del volume di Darren Naish. Dall'angolo in basso a sinistra, in senso antiorario: un gerboa, una salamandra pletodontide, una tartaruga azzannatrice, una tartaruga alligatore, un proteo. Nella fila di mezzo figurano un ramarro, un gabbiano reale e un azdarchide basato sulla ricostruzione di Zhejiangopterus eseguita da Mark Witton. Alle loro spalle un dicinodonte kannemeyeriforme. Più sopra un becco a scarpa, un'aquila reale, e nella fila laterale a partire da sinistra, tre mammiferi fossili: Acrophoca, Pakicetus, Ambulocetus. [Fonte]
L’anno seguente Naish manda alle stampe la prima raccolta di post dal suo blog scientifico, intitolata semplicemente Tetrapod Zoology: Book One. La selezione di una cinquantina di posts (compressi in quarantasei capitoli) è stata recuperata dall'anno di esordio della prima incarnazione del blog (che ebbe vita da gennaio 2006 a gennaio 2007), leggermente ritoccata e introdotta da una imprescindibile prefazione mirata ad aggiornare bibliograficamente i vari capitoli, inquadrando lo status quaestionis degli argomenti che hanno subito i maggiori cambiamenti nel lasso di tempo intercorso tra la pubblicazione su blog e quella su carta.

Potendo scegliere tra un cospicuo numero di argomenti, Naish ha individuato ed isolato un buon gruppo di temi, che copre un ventaglio vastissimo della (paleo)biologia. Non è possibile affrontare la vastità dei temi trattati nel volume, sempre con arguzia, competenza e ironia. Dal proteo ai dicinodonti australiani del Cretaceo, dalla megafauna pleistocenica neozelandese all'evoluzione delle balene, passando dalla paleobiologia degli pterosauri azdarchidi ai serpenti di mare... e ancora, i dinosauri teropodi da battezzati da Naish assieme ad un team di collaboratori (Eotyrannus e Mirischia), conigli, gerboa, ittiosauri, manati e lamantini, pitoni: l'enciclopedica vastità degli interessi di Naish è senza pari, ed eccelle quando può contare sulla personale esperienza nel campo della ricerca accademica (come nel caso dei dinosauri teropodi, delle foche fossili, degli pterosauri, ecc.). Senza contare che non si tratta mai di semplici post copia-e-incolla, ma di veri e propri saggi di ricerca condensati con uno stile accessibile e mai sopra le righe (cfr. Pihlström 2011: 439).

Le immagini in bianco e nero talvolta non rendono giustizia alle illustrazioni ospitate sugli articoli on-line, ma è evidente che problemi di copyright, di spazio o semplicemente di costo di stampa non hanno permesso la riproduzione integrale e in alta qualità del materiale originariamente proposto sul blog.

In tanta opulenza c'è però un fattore che vale la pena di considerare: il formato nel quale viene proposta la selezione dal 2006 solleva alcuni problemi relativi alla conversione del prodotto culturale da una fonte digitale estemporanea e non mediata (ossia, il post di un blog) ad una forma duratura e tradizionale, con codici comunicativi suoi propri, come può esserlo un libro.

L'entomologo Cristopher Taylor, sul suo Catalogue of Organisms [fonte], e Henry Pihlström, in una recensione accademica pubblicata su Historical Biology: An International Journal of Paleobiology [fonte], hanno entrambi sottolineato come il volume di Naish non sia riuscito ad operare una efficace conversione del medium (dal post di un blog agli strumenti discorsivi che sorreggono un libro), e ciò è senza dubbio vero.
Benché assai meno enciclopedico, Written in Stones di Brian Switek, altro esempio di un'opera nata inizialmente sulle pagine virtuali di Internet e approdata al formato cartaceo, era un libro chiaramente centrato su un tema preciso (cioè, le più importanti tappe nella storiografia paleontologica passando per alcune notevoli cause célèbre), e per raggiungere l'obiettivo ha sacrificato digressioni e rinunciato alla mera trasposizione del formato mediatico. Naish, invece, ha voluto creare un archivio cartaceo dei suoi articoli, senza operare cambiamenti significativi all'impostazione del blog. L'operazione è encomiabile poiché la Rete, si sa, è spesso effimera e la vita di un blog dipende dal server che lo ospita.

Però il limite dell'enciclopedismo naishiano che trapela dal volume sta proprio in questo: invece di organizzare i post in capitoli di un "dizionario" filogenetico critico ed aggiornato (che sarebbe stata un'opera benvenuta), il lettore si trova di fronte una sequenza di capitoli sostanzialmente disuniti. 
Un altro punto debole dell'opera sta nell'aver rinunciato ad omettere i riferimenti rivolti al pubblico online. Esempi palesi sono i seguenti:
"Qualcuno ha idee migliori?" («Any better ideas?; p. 151); "Mi piacerebbe soffermarmi più a lungo sul comportamento acquatico delle tartarughe, ma l'argomento dovrà attendere altri post («I'd like to talk more about aquatic behaviour in turtles, but it'll have to wait for other posts»; 46); "Stavo per mettermi a parlare di loro qui [cioè, shastasauri], ma ora non posso" («I was going to talk about them [i.e., shastasaurs] here, but now I can't»; p. 246); "Se sapete altrimenti, fatemelo sapere!" («If you know otherwise please let me know!»; 249).
Si tratta di frasi che non hanno molto senso in un libro, e che sono valide esclusivamente nella misura in cui sussiste una contestuale fruizione biunivoca tra scrittore e lettore tramite l'interfaccia dei commenti del blog, ma che in un volume cartaceo hanno ben poco senso. Eppure, sarebbe bastato un cenno di avvertimento, come d'altra parte è stato fatto tra il capitolo 37 e 38 (dedicati ai pipistrelli) e anche tra i capitoli 42 e 43.

L'autore aveva preventivamente scelto di suddividere il meglio delle annate del suo blog in una sequenza cronologica di testi pronti a seguire il primo volume (come recita il sottotitolo del libro). Dopo la pubblicazione del volume, Naish ha però commentato nel modo seguente la recensione apparsa su Catalogue of Organisms e citata in precedenza:
"A proposito del contenuto, il mio piano era quello di pubblicare i capitoli in ordine cronologico... ma non sono soddisfatto del risultato, e nel futuro opterò per un'organizzazione filogenetica [...]". [fonte]
Da allora il progetto è stato pressoché abbandonato, sostituito da altri notevoli impegni di ricerca e oneri editoriali. Sappiamo però bene, d'altra parte, che l'editoria - come la vita privata, d'altronde - ha le sue regole, i suoi molteplici vincoli e i suoi tempi (spesso stretti). Naish ha fatto bene ad approfittare dell'opportunità editoriale concessagli. Forse questo primo esperimento di trasferimento mediatico da blog a libro non è da consegnare all'oblio degli archivi; in fin dei conti si tratta di un primo traguardo. Occorre tenere a mente l'origine sperimentale del volume e la sua collocazione all'interno di un panorama culturale differente e all'epoca (testi risalenti al 2006/2007 e pubblicati quattro anni dopo) ancora sostanzialmente estraneo alle contaminazione tra media. 

Al di là dei problemi segnalati, ciò che resta è una vera miniera di dati. Come ha correttamente segnalato Pihlström (2010), "[...] gli articoli di Darren Naish sono un mix riuscito tra intrattenimento ed istruzione[...]" (p. 440), e in definitiva Tetrapod Zoology: Book One è un testo ricco di spunti e riflessioni, con bibliografie complete e molto utili. Un piccolo, eclettico gioiello frutto del migliore science blogging in statu nascendi dell'epoca, nell'attesa della summa naishiana sui tetrapodi che tutti i lettori di Tetrapod Zoology (il blog) attendono da anni, The Vertebrate Fossil Record (qui il progetto su Patreon).

P.S.: la copia in mio possesso reca sulla costa Tetrapood [sic] Zoology, uno di quegli errori tipografici che potrebbe fare la gioia dei collezionisti.

Pihlström, H. (2011). Tetrapod zoology book one Historical Biology, 23 (4), 439-440 DOI: 10.1080/08912963.2010.533949

Turner, A. (2010). The Great Dinosaur Discoveries. The Quarterly Review of Biology, 85 (3), 346-347 DOI: 10.1086/655040

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[Nota: post pubblicati originariamente il 12 marzo 2009 e il 21 dicembre 2010]

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